martedì 29 gennaio 2008

IL SERGENTE ROMANO

Pasquale Domenico Romano nacque a Gioia del Colle il 24 Agosto 1833
Nel 1851 si arruolò nell'Esercito Borbonico dove intraprese una brillante carriera assumendo ben presto il grado di "primo sergente" e dove, per le sue particolari doti militari, ebbe l'onore di diventare "Alfiere" della Prima Compagnia del 5° di Linea. Disciolto l'Esercito del Regno delle Due Sicilie non si diede per vinto diventando comandante del Comitato Clandestino Borbonico di Gioia del Colle Tuttavia, avvertendo i tempi stretti, la gravità della situazione e mai sopportando l'inoperosità degli adepti del Comitato, dopo poco tempo abbandonò i "salotti" e passò senza esitare alla lotta armata, dando il via alla sua guerra partigiana contro i piemontesi.
Le azioni di guerra fulminee ed imprevedibili, la spietatezza e nel contempo la lealtà e l'alto senso dell'onore, la ferrea disciplina militare a cui erano sottoposti i suoi uomini, le motivazioni legittimiste e religiose che lo spingevano a lottare con coraggio e determinazione, l'assoluta fedeltà al suo sovrano Francesco II ed al Papa lo fecero diventare un mito: l'eroe che difendeva gli oppressi, la giusta rivalsa sui conquistatori, il partigiano imprendibile e coraggioso, il guerriero invincibile, la volpe dei monti e dei boschi, il "brigante" degno dell'ammirazione delle popolazioni meridionali.
Il 4 Gennaio 1862 lungo la strada che porta al Santuario del Melitto, nei pressi di Cassano, tese un'imboscata alla guardia nazionale di Altamura. Nello scontro furibondo che ne scaturì i militi fatti letteralmente a pezzi dai partigiani che si abbandonarono a violenze indescrivibili dettate da un odio e da un desiderio di rivalsa profondi ed incolmabili. Sapendo di avere addosso tutte le truppe della zona il Sergente, a notte fonda si sposto nel bosco di Vallata presso Gioia del Colle nello stesso posto da dove nel 1861 erano partite le sue prime incursioni. Ma anche questo suo spostamento fu intercettato e nel giro di qualche ora il bosco fu circondato da un intero reparto di cavallegeri di Saluzzo, comandato dal capitanp Bolasco, e da un plotone di guardie nazionali accorse in forze da Gioia del Colle. Il Sergente Romano ed i suoi uomini sentendo i nemici addentrarsi nella fitta vegetazione da tutte le direzioni intuirono la grave situazione e aspettarono immobili nei loro nascondigli fino all'ultimo momento. Lo scontro a fuoco fu micidiale e, terminate le scariche di fucileria, seguìun furioso corpo a corpo all'arma bianca. Uno alla volta i Borbonici caddero sotto i colpi sferzanti della soverchiante truppa nemica. Il Romano circondato dai militi piemontesi si battè con forza sovraumana fino a quando, coperto di sangue e ferito al grido di "Evvivorre!", cadde gloriosamente. Alla sua morte gli uomini smisero di combattere e si lasciarono arrestare. Il corpo del partigiano fu miseramente spogliato della divisa borbonica e, issato come una preda ad un palo sopra un carretto, fu portato a Gioia del Colle, in via della Candelora, sotto le finestre della sua abitazione dove rimase esposto per una settimana. Nonostante ciò la popolazione non volle credere alla morte del proprio eroe e continuò a raccontare le sue gesta, ad aspettare il suo ritorno, a sperare in un futuro di giustizia. Ma il Sergente Romano era effettivamente morto e con lui era finita la resistenza armata all'invasore piemontese in terra di Puglia.

FONTE: www.brigantaggio.net

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