sabato 26 aprile 2008

Olbia, la città-forziere della ’Ndrangheta

Olbia, la città-forziere della ’Ndrangheta


Maxi sequestro: i 520 ettari di Pitta, altri 70 a Santa Mariedda e Pittulongu

Il pm antimafia non esclude che il tesoro della cosca Ferrazzo (una cifra tra i 120 e 150 milioni di euro) possa essere finito nella maggiore città della Gallura

MILANO. I dirompenti effetti dell’inchiesta Dirty Money, avviata dalla Dda milanese sul riciclaggio di danaro sporco della ’Ndrangheta, si sono registrati, come un terremoto, alla periferia di Olbia. Sui 520 ettari di Spiritu Santu, i sessanta di Santa Mariedda e una decina di ettari a Pittulongu pende un’ordinanza di sequestro preventivo disposta dal pm antimafia Mario Venditti. Il gip di Milano Guido Salvini ha invece firmato un decreto di sequestro per la villa di Paolo Desole, attigua a quella del socio Salvatore Paulangelo, già bloccata nei giorni scorsi. E ieri sono cominciati gli interrogatori di amministratori, tecnici e professionisti. Qualcuno trema.
Per capacitarsi di quanto fosse esteso un terreno di 520 ettari il pm Mario Venditti -, il magistrato della Dda di Milano che sta seguendo l’inchiesta Dirty money, il danaro sporco della ’Ndrangheta calabrese -, ha sovrapposto più volte il perimetro aeroportuale del Costa Smeralda di Olbia (una sessantina di ettari) alla zona di Spiritu Santu.
Poi ha firmato l’ordinanza di sequestro, trasmessa alla magistratura di Tempio, che riguarda i terreni di Spiritu Santu di Giovanni Antonio Pitta, quelli ricadenti in zona San Nicola e Santa Mariedda (sessanta ettari), in parte inglobati nella società e un’altra decina di ettari, gestiti dalle finanziarie finite nell’inchiesta antiriciclaggio, oltre alla decina di ettari a Pittulongu di Desole e Paulangelo. Insomma, c’è sotto sequestro buona parte della periferia di Olbia.
Dal canto suo il gip milanese Guido Salvini non è rimasto con le mani in mano: nei giorni scorsi ha decretato il sequestro preventivo di due ville contigue a Punta Ruinas, sempre a Pittulongu, appartenenti a Salvatore Paulangelo e a Paolo Desole, i due amministratori della fallita società finanziaria di Zurigo, la Wfs/Pp ag.
Ma il terremoto scatenato dai due magistrati di Milano non si limita soltanto ai provvedimenti di sequestro. Da ieri, a Olbia, i carabinieri del Ros di Milano e i loro colleghi sardi hanno avviato gli interrogatori di “persone informate sui fatti”, in pratica amministratori pubblici, tecnici, componenti delle diverse commissioni edilizie che, tra il 2003 e il 2008, si sono occupate delle pratiche relative ai progetti presentati dalle diverse società immobiliari indagate e da Giovanni Antonio Pitta.
E poi ancora, nel lungo elenco dei testimoni, sono finiti liberi professionisti, geometri e architetti che hanno redatto progetti e preparato le osservazioni da presentare al consiglio comunale.
Il cliclone che ha investito la cosca della ’Ndrangheta capeggiata da “Topolino” Ferrazzo sta ora scaricando tutta la sua potenza in terra sarda. Per il sostituto della Dda milanese uno dei punti di arrivo «una volta rese note le nostre carte con l’ordinanza di custodia cautelare e disposto i dovuti sequestri a beni che riteniamo acquisiti con danaro riciclato dalla ’Ndrangheta - ha spiegato Mario Venditti -, è arrivare a scoprire dov’è nascosto il tesoro della cosca Ferrazzo, una somma che si aggira, secondo i nostri calcoli, tra i 120 e i 150 milioni di euro. Pur considerando gli affari non andati a buon fine e il danaro contante speso dagli affiliati alla banda in molteplici attività, restano pur sempre da recuperare somme ingentissime».
Per ricostruire la mappa che porta al forziere mancano ancora diversi brandelli, e a poco sono valse le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia che hanno spiegato l’origine del danaro - il traffico internazionale di droga e armi - della cosca Ferrazzo-Iazzolino, i quali erano però all’oscuro delle operazioni di riciclaggio. L’avvocato Giuseppe Melzi, indicato come uno dei colletti bianchi della associazione criminale, sarebbe invece a conoscenza di molti di questi passaggi, oltre a quelli già sviscerati e resi pubblici dall’inchiesta Dirty Money.
Uno degli aspetti ancora “coperti” dalle indagini della Dda milanese riguarda le ville di Coda Ruinas di Salvatore Paulangelo e Paolo Desole, finite sotto sequestro preventivo perchè acquistate direttamente con danaro sporco.
Le due dimore, lo scorso anno, hanno ottenuto dall’ufficio tecnico del comune di Olbia licenze edilizie per ristrutturazioni e ampliamenti vari.
Il pubblico ministero Mario Venditti ha acquisito, oltre alle licenze finite nelle mani del Ros, anche le diverse normative regionali e la lista dei vincoli ambientali e paesaggistici della zona di Pittulongu. Il magistrato, ieri l’altro, si è intrattenuto a lungo, al telefono, con il sindaco Gianni Giovannelli.
Tra i due c’è stato uno scambio di informazioni ma anche la pressante richiesta (da parte del magistrato della Dda) di spedire al più presto a Milano il voluminoso dossier messo sotto sequestro sabato scorso dai militari del Ros nell’ufficio tencico comunale, riguardante le lottizzazioni di Pittulongu, Santa Mariedda e i terreni di Spiritu Santu.
«L’indagine non è ancora conclusa - ha spiegato Venditti - ma dobbiamo anche tener conto dello stato di detenzione di diversi indagati, da qui la necessità di acquisire, al più presto, ogni elemento e testimonianza utile per chiudere il caso».

va bene che ci sono --- sempre secondo la nuova sardegna ---
Da definire i ruoli dell’avvocato Melzi e di Antonello Melca
L’indagine è solo all’inizio


MILANO. Quando la barca affonda, i topi cercano scampo su ogni cosa che galleggia. Nel 2003, quando la magistratura elvetica stava per mettere le mani su Salvatore Paulangelo - il finanziere italo svizzero accusato a Zurigo di bancarotta fraudolenta per il fallimento della banca Wfs/Pp finanz, e in Italia di riciclaggio di danaro sporco appartenente alla costa Ferrazzo di Mesuraca -, l’uomo, con la moglie e il figlioletto, trovò riparo a Olbia, sotto l’ala protettrice di Antonello Melca, ex direttore sportivo del Tavolara e dell’Olbia Calcio. Nel 2005, quando la puzza di bruciato raggiunse le narici di Giuseppe Melzi, Paulangelo tentò di disfarsi degli immobili che aveva acquistato, in comunione di beni, con la moglie Domenica Bailon. L’avvocato Melzi avviò una causa di separazione legale, chiedendo l’affidamento dei figli ad un tutore, Antonello Melca.
«Appare evidente - scrive il gip Guido Salvini nel decreto di sequestro preventivo della villa di Punta Ruinas - che Salvatore Paulangelo intendeva proteggere il suo patrimonio, tra cui la barca “Imomai” già sequestrata, in previsione della prospettata completa messa a fuoco del crack delle società elvetiche e che in tale prospettiva la fittizia separazione legale dalla moglie Domenica Bailon, curata dall’avvocato Melzi, e il trasferimento della proprietà dell’abitazione ai figli minori servivano proprio alla difesa del patrimonio immobiliare dalle indagini della magistratura. Rilevato che l’abitazione, costruita, come si desume dalla documentazione allegata alla nota integrativa del pubblico ministero in data 5 marzo 2008 proprio contestualmente al dirottamento di ingenti somme dalle società che Paulangelo amministrava, è da considerarsi pertinente al reato contestato in quanto approntata con denaro proveniente dalla bancarotta, se ne dispone il sequestro».
L’indagine Dirty Money, lungi dall’essere conclusa, lascia intravvedere nuovi sviluppi (questa volta locali, con iniziative da parte della magistratura gallurese, che avrebbe aperto un fascicolo per “atti relativi” a carico di quanti hanno (esclusa la buona fede) avuto a che fare con la banda di “Topolino” Ferrazzo.
Gli interrogatori delle “persone informate sui fatti” sono appena cominciati, e in tanti sono chiamati a spiegare i rapporti intrattenuti con il gruppo guidato dall’avvocato Giuseppe Melzi. (g.p.c.)


nel fratempo l'amministrazione che fa ? resta alla finestra ad aspettare anzichè porvi rimedio sugli appalkti per il futuro .
Infattisempre secondo il giornale


Il Palazzo aspetta gli sviluppi
I politici cittadini: rispettiamo il lavoro dei magistrati


LUCA ROJCH

OLBIA. Pagine consumate di un successo editoriale insperato. Il best seller più letto e commentato nelle stanze del Palazzo è l’ordinanza della direzione distrettuale antimafia di Milano che racconta di investimenti e infiltrazioni della ’ndrangheta in città.
L’ex sindaco Settimo Nizzi ne cita alcuni passi a memoria in consiglio comunale, l’opposizione non smette di ripassare il contenuto del faldone. Oltre 260 pagine di quello che sembra un romanzo criminale, ma che arresti, blitz e sequestri di terreni hanno trasformato in un ciclone giudiziario. Il blitz dei Ros in Comune viene commentato con serenità dai consiglieri. «Sono felice che la magistratura indaghi sui fatti criminosi - spiega il capogruppo di Alleanza Nazionale, Gianfranco Bardanzellu -. Noi siamo contro la mafia e qualsiasi tipo di infiltrazione della malavita. Daremo la massima collaborazione alle forze dell’ordine». Sulla stessa linea anche uno dei senatori di Forza Italia in consiglio. «Olbia è una città che da sempre ha scatenato gli appetiti della malavita, come tutte le aree ad alto pregio - dice Giampiero Palitta -. Anni fa i terreni di Cugnana erano stati sequestrati alla mafia. Siamo felici che la magistratura ci difenda dai criminali. L’arrivo dei Ros in Comune non ci ha mai allarmato. Perché dovrebbe. Il loro è un atto dovuto, vengono ad acquisire delle carte per trovare riscontri alle tracce investigative. Quello che contesto è che si crei una politica del sospetto. Che si vogliano sussurrare ipotesi calunniose verso gli amministratori. Sono convinto che la mafia non possa attecchire in Sardegna». Da subito il sindaco Gianni Giovannelli ha mostrato la massima serenità e collaborazione con le forze dell’ordine. L’arrivo dei carabinieri in Comune era stato preceduto da una telefonata cordiale al primo cittadino. Giovannelli si è limitato a prendere tra le mani la lista di documenti presentata dai militari. Delibere, atti della commissione e del consiglio, Più o meno 16 mila pagine. Nelle scorse settimane era stato convocato anche un consiglio comunale tutto dedicato all’inchiesta Dirty Money. Una richiesta arrivata dall’opposizione, ma contestata dalla maggioranza. Per la maggior parte del centrodestra parlare di ’ndrangheta in aula era una sorta di offesa, di lesa maestà. «Il blitz dei carabinieri in Comune conferma la validità delle nostre preoccupazioni - afferma il consigliere Marco Varrucciu, Pd -. Mi fa felice che si faccia chiarezza su un episodio oscuro per la nostra città». Sulla stessa linea anche un altro esponente della minoranza. «L’inchiesta va avanti - dichiara Giorgio Spano -. Mi pare che questa ulteriore acquisizione degli atti sia una dimostrazione che è necessario parlare della situazione che in passato si era creata in città». Dai banchi dell’opposizione si era levata una proposta forte da parte del consigliere Carlo Careddu che aveva proposto la creazione di una commissione guidata dal prefetto. La task force doveva esaminare tutte le pratiche che sono finite al centro dell’inchiesta Dirty Money. Ipotesi contestata in modo duro dalla maggioranza. «Rimango convinto che sarebbe la soluzione più corretta - dice Careddu -. Ci si potrebbe limitare anche a creare una commissione fatta solo di consiglieri comunali. Non capisco il netto rifiuto della maggioranza».

fonte http://www.ammazzatecitutti.org

1 commento:

Anonimo ha detto...

articolo diffamatorio e non veritiero, oltre che copiato.
rimuovetelo immediatamente.
Grazie.